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Cos'è la dislessia

 

Andare a scuola è un diritto di tutti. Formarsi, apprendere e prepararsi per garantirsi un futuro sociale e lavorativo è un aspetto fondamentale della vita di ogni individuo. Nella nostra società l'apprendimento, nei più diversi ambiti, ha come veicolo lo strumento della lettura. È vero che in un mondo sempre più informatizzato esistono molti altri metodi per acquisire informazioni (come complessi software video o audio) ma la lettura è, e rimarrà, il mezzo più efficace per apprendere.

La lettura, pur essendo da un punto di vista neuropsicologico un processo piuttosto complesso che coinvolge contemporaneamente varie strutture e funzioni del cervello, è facilmente acquisibile nel giro di pochi mesi dalla maggior parte dei bambini: verso dicembre, gennaio della I elementare un bambino acquisisce le regole della decodifica e, anche se per automatizzare il processo ci vorrà ancora un po' di tempo, è in grado di leggere e capire brevi storielle.

Esistono però alcuni bambini che pur essendo sani da tutti i punti di vista e cioè non avendo danni neurologici o sensoriali importanti (ci vedono e ci sentono benissimo), con intelligenza nella norma, con  normali opportunità educative (sono andati all'asilo e poi in I elementare come tutti gli altri) con un buon equilibrio psicologico, non riescono a leggere utilizzando la didattica tradizionale. Sono praticamente impermeabili ai tentativi fatti dagli insegnanti per acquisire i meccanismi che sottendono la decodifica.

Spesso è anche difficile capacitarsi di come un bambino, per altri versi così intelligente e capace di relazionarsi con adulti e compagni di classe, rimanga tanto indietro rispetto all'apprendimento della lettura. Molto probabilmente quello che abbiamo di fronte è un bambino dislessico.

 

La Dislessia fa parte di una classe più ampia di disturbi che sono i "Disturbi specifici dell'apprendimento": quando un disturbo specifico di apprendimento interessa l'area della lettura si chiama appunto "Dislessia"; quando interessa la scrittura si chiama Disortografia/Disgrafia e quando infine riguarda il codice numerico e il calcolo si chiama "Discalculia".  

L'etichetta specifico serve a indicare che il disturbo è permanente e si presenta isolato rispetto ad altre funzioni cognitive (che in genere sono buone) e in bambini indenni da deficit sensoriali o neurologici e da condizioni socioeconomiche o relazionali inadeguate .

L'origine di questi disturbi è di natura costituzionale, si presenta cioè sin dalla nascita anche se la loro effettiva comparsa può evidenziarsi solo con la scolarizzazione.

L'incidenza è molto elevata, le ultime ricerche (Stella 2000; Savelli 2002) indicano che circa il 5% della popolazione scolastica presenta un disturbo specifico di apprendimento. In altre parole: 1 bambino su 20; praticamente ce n'è uno in ogni classe!

 

DIAGNOSI TARDIVA e sue CONSEGUENZE

I bambini dislessici che non vengono diagnosticati nei tempi indicati, corrono il rischio di avere un percorso scolastico altamente compromesso perché, non avendo consapevolezza del loro disturbo, non riescono a identificare la natura delle loro difficoltà scolastiche.  Questo è causa di atteggiamenti relazionali di isolamento o di trasgressione delle regole come difesa e per evitare il confronto sul piano didattico. Inoltre è a rischio anche il normale sviluppo psicologico del bambino che, non essendo supportato adeguatamente, mette in discussione le sue capacità fino a dimostrare scarsa autostima che potrebbe arrivare anche a stati di depressione.

Immaginiamo ad esempio quante frustrazioni incontrerà un bambino intelligente che non riesce ad imparare come i suoi compagni e nessuno gliene spiega il motivo. Al contrario, può succedere che lo si accusi di svogliatezza o di non impegnarsi abbastanza o, peggio, venga classificato come dotato di ridotte attitudini intellettive.

Per questa ragione i bambini non riconosciuti possono sviluppare quadri di bassa autostima, senso di inefficacia e la tendenza ad assumere ruoli aggressivi per compensare le difficoltà. Spesso abbandonano la scuola non appena ne hanno l'occasione privandosi della possibilità di costruirsi un futuro adeguato alle loro potenzialità. Chi invece arriva ad una diagnosi ma già avanti negli anni (11, 12 anni) presenta generalmente un quadro clinico molto più complesso in cui aspetti psicologici (se non addirittura psicopatologici) si sovrappongono alle difficoltà di apprendimento. In questi casi impostare una terapia è naturalmente molto più complesso.

SCUOLA SECONDARIA - ORIENTAMENTO SCOLASTICO

Il mancato riconoscimento del disturbo o la sua inadeguata considerazione costituiscono un'importante causa di abbandono scolastico, inducono a scelte scolastiche di basso profilo e di conseguenza condizionano il futuro dei ragazzi anche da un punto di vista sociale, comportando importanti ricadute a livello personale quali bassa autostima, depressione e talora comportamenti a rischio.

Il problema è divenuto particolarmente rilevante e attuale nelle scuole secondarie di primo e secondo grado: spesso gli studenti si trovano costretti a scegliere una scuola professionale senza averne alcuna propensione ne attitudine dove, infatti, la prevalenza di ragazzi dislessici si attesta intorno al 12-15%, mentre è più limitata la loro iscrizione agli istituti tecnici e ai licei.